Meno ore, più euro: uscire dalla crisi con il lavoro sostenibile

Piano per il lavoro sostenibile e per l'equità economica

Oggi vorrei riproporre la mia idea di "Lavoro Sostenibile", una idea cioè che non necessita di investimenti, di "doping economico" ma che sa camminare sulle proprie gambe e creare beneficio per tutti. Una idea che non è "strampalata" in quanto alcuni suoi punti cardini sono stati già affrontati da Robert Reich, docente alla Berkeley University of California, già Ministro del Lavoro con Clinton, uno dei "10 più efficaci segretari di gabinetto del XXI secolo", secondo il Time Magazine.

PIANO PER IL LAVORO SOSTENIBILE E PER L'EQUITA' ECONOMICA

Come dice il titolo (provvisorio) di questa ipotesi semplicistica, si vuole un modello che sappia trovare sempre l'ottimo tra domanda e offerta nel mercato del lavoro, al fine di ridurre la disoccupazione a valori quanto più bassi possibile adeguando il salario minimo a livelli accettabili che garantiscano una vita dignitosa, coerentemente alle disposizioni dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 10 dicembre 1948 (di seguito UN48).

PEREQUAZIONE CONTRATTUALE

Uno degli obiettivi deve essere quello di arrivare al "contratto unico", senza distinzione ad esempio tra P.A., privato, scuole, metalmeccanici, bancari, etc. Lo scopo della perequazione contrattuale è quello della semplificazione normativa e dell'incentivo alla flessibilità non come arma delle aziende ma come concreta possibilità per i lavoratori. Inoltre il contratto non prevede stage o altre forme se non quella delle "tutele crescenti", con una penale massima di scissione pari a 48 mensilità.

Nota: occorre anche considerare che oggi le varie tipologie di contratto seguono il modello del divide et impera, ovvero sono studiati per dare un "piccolo vantaggio" su un argomento caro a fronte di tanti svantaggi sugli altri argomenti, in modo che quando si arriva a discutere tutti possano avanzare pretese con la paura però di perdere un privilegio, tenendo ogni categoria professionale distinta e allontanando quindi il pericolo di scioperi in grado di mettere in ginocchio i potenti.

DIRITTO AL LAVORO

L'art. 23 comma 1 dell'UN48 recita "ogni individuo ha diritto al lavoro". Tale disposizione è raggiungibile se e solo se l'orario di lavoro viene bilanciato tra domanda e offerta. In attesa di predisporre un modello dinamico, oggi di difficile applicazione in una economia malata, e con riferimento ad un "contratto tipo" metalmeccanico (ma come detto la proposta va poi ricalibrata sul contratto unico) si propone la riduzione delle ore lavorative il primo anno a 38 ore, il secondo anno a 36 ore, per una riduzione complessiva del 10%. Al fine di evitare un assorbimento delle nuove domande con straordinari e reperibilità, si richiedono anche maggiori restrizioni sui monti giornalieri, settimanali, mensili e annuali (rispettivamente 1h, 4h, 8h e 40h) con una maggior tassazione per le aziende a scopo "disincentivo". Si richiede anche la messa in campo di misure per il controllo dell'orario effettivo e controlli a sorpresa con sanzioni penali in caso di irregolarità. Le sanzioni penali (che rientrerebbero nello "sfruttamento" per il lavoratore) in particolare, servono perchè mentre multe amministrative danneggiano solo le piccole aziende, la sanzione penale le rende tutte uguali.

Nota: maggior tempo libero comporta anche maggior qualità della vita, maggior tempo da dedicare ad hobby, famiglia e soprattutto cultura, facendo diventare questa misura una spinta anche per la crescita sociale.

SALARIO MINIMO GARANTITO

L'art. 23 comma 3 UN48 recita "ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia un'esistenza conforme alla dignità umana". Per questo motivo, senza distinzione alcuna, la retribuzione minima oraria va fissata (ad oggi) nella misura di 10€ l'ora lordi con riferimento a 13 mensilità, che per l'orario proposto significa circa 1.634€ al mese lordi, ovvero intorno ai 1.300€ netti, tredicesima inclusa e destinati ad aumentare con l'alleggerimento fiscale! Con l'orario a 36 ore, il salario minimo sale a 11,10€ l'ora, lasciando invariato il totale mensile, anche se l'obiettivo è quello di arrivare a 13€ l'ora.

Nota: la misura è stata già sperimentata in molte città americane tra cui anche le Big City Seattle, Chicago e Los Angeles. Gli effetti, trattandosi di una misura che riguarda principalmente i redditi bassi che hanno abitudine a spendere nella collettività, hanno prodotto sin da subito un aumento dei consumi e conseguentemente dell'occupazione!

PANIERE E RIVALUTAZIONE DEL SALARIO MINIMO

Dovrà essere ridefinito un paniere, tenendo conto principalmente dell'essenzialità dei beni. Il paniere sarà utilizzato per il rialzo del salario minimo. Questo vuol dire che un aumento dei prezzi si riflette in un aumento del costo del lavoro. Le aziende, cioè, non troveranno nel cittadino la fonte di maggior guadagno ma dovranno trovarla nell'efficientamento aziendale. Questo comporta una forma di meritocrazia che rilancia la concorrenza.

DISOCCUPAZIONE E RIVALUTAZIONE DELL'ORARIO DI LAVORO

Occorre definire una formula che leghi l'orario di lavoro del contratto unico alla disoccupazione. In particolare, definito al 6% la soglia "fisiologica" della disoccupazione, che verrebbe generata anche in un mercato sano dalla flessibilità, laddove la disoccupazione salisse oltre questa soglia il contratto unico vedrebbe una riduzione dell'orario di lavoro con aumento del salario orario al fine di non intaccare il reddito. Di contro, a fronte di una disoccupazione molto bassa (e.g.: 3%) il governo può decidere un aumento dell'orario di lavoro, fermo restando che il salario minimo resta invariato, con conseguente aumento per tutti i lavoratori.

PMI

In molti potranno osservare che così viene penalizzata la piccola e media impresa. Ma anche no! Chiunque saprà mettere su una azienda capace di garantire il salario minimo potrà farlo, mentre gli imprenditori incapaci potranno rinunciare all'idea di far soldi sfruttando il prossimo o ricevendo incentivi, dal momento che non sono previsti incentivi di alcun tipo. Questo anche perchè il mercato deve bilanciarsi tra domanda e offerta e "sbilanciare" gli equilibri non fa altro che tardare il momento dell'equilibrio finale e quindi non fa altro che creare fluttuazioni, ovvero l'alternarsi di momenti di benessere con momenti di povertà, con i secondi che eroderanno maggiori energie di quanto avranno generato i primi. Al limite prevedere un "6x5", con ad esempio uno "sconto" fiscale pari alle spettanze dello stipendio più basso in azienda; questo da una parte rilancia la possibilità di assorbire aumenti ai meno pagati per le aziende, dall'altra aiuta maggiormente la PMI, dove uno sconto anche se così "piccolo" aiuta quanto più piccola è l'azienda. Ovviamente l'azienda che licenzia o che entra in "crisi" perde questo diritto per almeno 5 anni.

CONCLUSIONI

Con i meccanismi di rivalutazione di salario e orario di lavoro, la disoccupazione diventa un problema per le aziende stesse, che vedrebbero un aumento dei costi proporzionale alla loro dimensione. Le aziende sarebbero così incentivate ad operare sinergicamente per mantenere bassi i costi dei prodotti e la disoccupazione, aprendo alla concorrenza soprattutto della PMI se non operano in tal senso. E se pensate che "così nessuna azienda investe in Italia", allora bene, che si ritorni alla microeconomia, alla faccia di chi pensava che questa idea affossasse per sempre le PMI.

Credetemi: l'equilibrio esiste, perchè esistono le persone, esistono le esigenze ed esiste quindi la domanda al consumo. E dove c'è mercato, arriva sempre un mercante!!!