Morto Paolo Villaggio, l'Italia piange Fantozzi

L'attore genovese aveva 84 anni, simbolo della comicità italiana con il ragioniere Ugo e fine drammaturgo

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E' morto Paolo Villaggio e tutta l'Italia piange la scomparsa del ragionere Ugo Fantozzi. Questa è la sintesi del pensiero con cui stamattina si sveglia l'Italia con le prime pagine dei quotidiani online che celebrano uno dei pochi veri attori comici italiani.

Ma Paolo Villaggio, pur restando nella sfera cinematografica era molto più di un comico. Era un fine drammaturgo, che con una satira talmente sottile da sembrare appena accennata riusciva a far sorridere amaro offrendo tratti sociali caricaturizzati al punto tale da apparire reali. Con il suo Ugo Fantozzi addirittura aveva anticipato il linguaggio politico e sociale di oggi, quello della vergogna diventata tollerabile, dello scempio diventato costume, dell'assurdo diventato simpatico.

Ma non serve andare troppo oltre per vedere l'umanità e la solitudine di chi crede che i veri valori sono invisibili agli adulti e restano segregati nel mondo dei bambini. Ed è così che un docile insegnante tradito dalla vita riscopre il punto di rottura tra il mondo della bellezza e quello della sofferenza in "Io speriamo che me la cavo". Ancora è così che un assicuratore alle prese con gli ostacoli della vita trova la spensieratezza e la semplicità della vita in "Io no spik Inglish".

Un linguaggio troppo semplice e attuale che il pubblico forse non lo ha mai capito fino in fondo, come spesso gli capita con la vita di tutti i giorni. E così la sofferenza di Fantozzi diventa solo sua e fa ridere, mentre l'innocenza degli altri personaggi lascia sempre l'ombra del ragioniere dietro di essi oscurandone la sensibilità e i valori morali.

Un fine drammaturgo in un popolo abituato ad andare in bici alla bersagliera. Forse perché, in fondo, siamo tutti un po' ragionieri...