Ecco perché il Lavoro Sostenibile può salvarci

Viviamo male, muoriamo prima. La colpa? Il lavoro. La soluzione? Il Lavoro Sostenibile!

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Considerazioni

Siamo in guerra, ma non lo sappiamo. Non è una guerra fatta di armi, bombe, gas velenosi. Nemmeno una guerra fatta di scie chimiche o vaccini creati in laboratori segreti per farci ammalare. Però siamo in guerra, almeno a giudicare dalle conseguenze tipiche: la qualità della vita peggiora, le malattie sono in aumento, la vita media si sta abbassando.

E' una guerra invisibile, che vede molti di noi in trincea: precari, lavoratori in nero, giovani sfruttati da datori di lavoro senza scrupoli, incentivi per imprese che non li meritano. E' una guerra economica che al posto di invasori e partigiani vede sfruttatori e sfruttati. Il campo di battaglia si chiama "mercato del lavoro" e vede diversi reggimenti. I lavoratori in nero, che combattono dalla parte sbagliata: alcuni lo fanno perché è l'unico modo per portare il pane a casa, altri sono solo mercenari che vogliono arricchirsi. Poi abbiamo i disoccupati: reietti a volte un po' per scelta, altre no. Poi ci sono i bravi soldatini, i lavoratori dipendenti. E ci sono poi gli A-Team: i professionisti della partita IVA, che chiedono di essere trattati come truppe speciali, perché nella vita e nella morte nessuno è uguale.

Questa guerra causa stress, malattie, povertà. Crea sempre più reietti, disoccupazione e logora la società. Esiste un'unica possibilità di salvarci, ed è quello di un mercato del lavoro che smetta di essere trincea e diventi qualcosa che oggi nessuno può immaginare: una comunità! Si parla tanto di modelli economici, dal capitalismo alla sharing economy, ma nessuno pensa ad una Economia Sostenibile in sinergia con la propria comunità di riferimento, con l'ambiente, con la società. Una economia che può essere immaginata solo partendo dalla base, dal mercato del lavoro. Il punto di partenza, cioè, è il Lavoro Sostenibile.

Il Lavoro Sostenibile è un modello in cui il lavoro diventa parte integrante e irrinunciabile della vita dell'uomo nella sua comunità. Diventa un diritto-dovere, che da una parte richiede un impegno a tutti ma dall'altro fornisce a tutti certe garanzie. Un modello che sappia adattarsi ai cambiamenti, come ad esempio alla crescente industrializzazione e informatizzazione, affinché le stesse non creino crisi, come si prevede nei prossimi anni.

Ma andiamo al sodo. Cosa dovrebbe prevedere oggi il Lavoro Sostenibile? Nel pieno rispetto delle disposizioni dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 10 dicembre 1948 occorre garantire il diritto al lavoro e una remunerazione dignitosa. Tradotto in soldoni, oggi come oggi servirebbe uniformare tutti i contratti di lavoro tra pubblico e privato e per ogni professione, quindi arrivare ad un contratto di 32 ore settimanali con un salario minimo garantito di 15€ ad ora. Basta infatti fare qualche conto con i dati della disoccupazione e sul costo dei beni primari per arrivare a queste cifre. Inoltre basterebbe fare una ricerca seria in giro per capire che alcune misure sono già state sperimentate e con successo, in USA, Svezia e Olanda con diversi studi che danno conferma anche degli impatti sociali, in termini di hobby, famiglia, etc. Ad esempio, in Italia il Ministro Fedeli vorrebbe tenere aperte le scuole aperte anche d'estate, perché lo chiedono i genitori. In effetti è vero, i genitori lo chiedono perché devono lavorare, e quindi i bambini da qualche parte devono stare. Ma perché invece di trovare dove lasciare i bambini non si fa in modo di dare più tempo libero ai genitori e più soldi per godersi le vacanze? Eh no, guai a far star bene il popolo, farlo vivere in un mondo ideale.

Eppure resto solo io a parlarne in Italia. Potrei capirlo se fossi l'unico pazzo a farneticare di ciò, ma ci sono pareri molto autorevoli a conferma delle mie teorie, come Robert Reich. Ma agli italiani interessano i voti, il Reddito di Cittadinanza, i programmi 'racimola voti' (e finanziamenti europei) come il Garanzia Giovani o i programmi di integrazione per i rom di Roma, etc. Eppure servirebbe una vera Rivoluzione, che non ci sarà mai.

Sia chiaro: non basta dire "32 ore a 15€", servono controlli sugli orari di lavoro, riforma dell'INPS, l'IVA deve essere invertita come imposta riformando l'IRPEF, tutte idee che ho scritto e riscritto in questi anni. Ma serve partire dalla consapevolezza che è questa la direzione da intraprendere. Perché la guerra è il mercato del lavoro e finché combattiamo nel campo di chi ci ha invaso, non avremo possibilità di vittoria.