Il popolo dei naviganti senza bussola (nel mare di Internet)

Nel #WorldEnvironmentDay occorre non dimenticarsi dell'ambiente più popolato al mondo: Internet!

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Considerazioni

Viviamo in una epoca di grandi cambiamenti. La tecnologia, la medicina e la scienza aprono nuove frontiere e saper restare al passo con i tempi è fondamentale per poter trarre vantaggio da tutto ciò. Ma, come diceva un noto fumetto Marvel, "da grandi poteri derivano grandi responsabilità", e questo è quanto più vero in un mondo in cui ogni informazione si diffonde in modo virale e tale da perderne ogni controllo. E' il tipico caso delle bufale, notizie false inventate per creare reazioni mirate, spesso negative e di odio; tali notizie hanno una diffusione tale che, anche dopo averne dimostrato la falsità, la smentita non raggiunge tutti e il senso di odio che hanno prodotto ha ormai ha pervaso i lettori.

E non basta prendere coscienza di queste responsabilità, perché bastano poche persone dotate di intenti malevoli per danneggiare tutti. Un chiaro esempio del pericolo è evidente soprattutto nella comunità scientifica e soprattutto in campo medico, dove il proliferare di presunti studi e metodi miracolosi alla fine produce una massa critica di link diffusi nella rete che da tanti vengono riferiti. Anche dopo che gli stessi vengono smentiti, la quantità di siti e blog che li citano è tale che agli occhi dei più distratti diventano "prove inconfutabili". La cosa più importante è che questo non danneggia tanto la comunità di riferimento - nell'esempio quella scientifica - quanto la società, che su certe convinzioni fonda le proprie reazioni e dirotta il proprio impegno.

Facciamo un esempio banale: l'automobile! L'automobile nasce come mezzo di trasporto, ma se due auto investono tra loro, le persone all'interno possono sbattere la testa e riportare commozioni, traumi o persino essere sbalzate fuori dal veicolo. Per ridurre questi pericoli sono state introdotte misure di protezione come le cinture di sicurezza, ma il pericolo costituito dalle macchine non è solo per la comunità di riferimento - i passeggeri - ma anche per i pedoni, che a loro volta possono essere investiti e riportare fratture, invalidità e nel peggiore dei casi la morte. L'auto, nelle mani sbagliate, può diventare quindi un'arma letale. Anche per questo, nel corso dei decenni, per ridurre - non eliminare, nota bene! - i pericoli per le persone e le cose, chiunque voglia mettersi al volante deve avere nozioni di base e sostenere una prova pratica per conseguire la patente di guida. Periodicamente poi deve effettuare alcuni esami di salute di base, ad esempio l'esame della vista. In caso di condotte gravi e irresponsabili sono previste sanzioni esemplari come il ritiro della patente o la sospensione, come ad esempio in caso di guida contromano in autostrada. Ma siccome non basta, sono stati introdotti i punti, affinché gli automobilisti indisciplinati possano vedere la propria patente messa in discussione anche in caso di reiterate infrazioni minori, obbligandoli a corsi di rieducazione per poter ottenere i punti persi. E nonostante questo, il tasso di incidenti e di mortalità ancora oggi resta dannatamente alto.

Potrei fare altri esempi, come il porto d'armi o ancora la patente nautica. E quasi viene da pensare che non è un caso quando si parla di navigare per indicare l'utilizzo di internet. Per continuare la metafora automobilistica, anche su internet ci sono passeggeri e automobilisti, ovvero lettori e scrittori. E se chiunque può essere passeggero, ho diversi dubbi sul fatto che chiunque possa essere automobilista. Non solo! Continuando anche per i passeggeri ci sono diverse regole: i più piccoli devono utilizzare seggiolini e via via negli anni misure di protezione indicate alla propria conformazione fisica, alla propria crescita.

Tutto questo mi porta ad una considerazione che sto maturando ormai da tempo: forse la navigazione libera è pericolosa come consentire a chiunque di guidare o di stare in macchina senza seggiolini, senza cintura. Infatti ogni tanto si legge di un bimbo morto per un "innocuo" tamponamento a 30 km/h perché non era legato al seggiolino, che tanto ricorda l'adolescente che si suicida perché utilizza i social e cade nella rete del Blue Whale. Ogni tanto qualche persona in stato di ebrezza per alcool o stupefacenti provoca incidenti mortali. E allora forse è il momento di creare misure di protezione per gli internauti meno esperti ma anche di creare patenti per chi crea contenuti, una sorta di albo degli editori web che si faccia portavoce di una precisa e seria deontologia.

Certo, come nel migliore degli ordini, il codice deontologico da solo non mette al riparo da chi non ha etica e l'errore umano è sempre dietro l'angolo, come può essere per la migliore delle persone che al volante può accusare un improvviso malore invadendo la carreggiata opposta al proprio senso di marcia. Ma almeno fornisce un primo strumento - e una base per ulteriori strumenti - di mitigazione di un malcostume ormai troppo diffuso e di un fenomeno fuori controllo. Può accadere, cioè, che un capitano possa essere un cattivo capitano, ma almeno ha una formazione da capitano. Un bimbominkia invece resta un bimbominkia e parafrasando un vecchio detto destinato alle donne al volante, mi verrebbe da dire "bimbominkia al timone, pericolo estinzione", se non dell'uomo, almeno della civiltà.

P.S.: Oggi è la Giornata Mondiale dell'Ambiente e nel #WorldEnvironmentDay occorre non dimenticarsi dell'ambiente più popolato al mondo: Internet!