Cyberbullismo: tutto il mondo è paese

Come i social hanno stravolto la nostra 'pacifica' vita

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Considerazioni

C'è stato un tempo in cui si diceva 'tutto il mondo è paese'. Era un tempo che rispetto ad oggi potrebbe definirsi un 'nuovo medioevo', una sorta di periodo buio fatto di tante apparenti piccole e pacifiche realtà chiamate 'paese'. Realtà semplici, con pochi eccessi, in cui tutti sapevano tutto di tutti. In quel tempo esisteva lo 'scemo del villaggio' che di solito urlava sempre le stesse cose, che veniva deriso dietro ma che quando arrivava al bar mandava a puttane ogni discussione.

In quel tempo i luoghi di aggregazione, in fondo, erano quelli: il bar, il parrucchiere, la parrocchia, la piazza del paese.

In quei tempi, ad esempio, c'era anche la troietta di turno, quella che a 16 anni era la più ambita e desiderata, a 18 anni la più cercata, a 25 anni la più popolare, per poi vivere il declino a 30 o 40 anni, quando era solo la troietta criticata e 'schifata' da tutti. Con quella etichetta attaccata addosso che se voleva avere una vita dignitosa doveva cambiare paese, anche perché il marito sarebbe passato per l'unico coglione che se l'è presa e i figli etichettati come figli di un puttanone che tutto il paese si era ripassata per bene.

Ma ti andava male anche semplicemente se qualcuno tirava fuori una qualsiasi voce su di te. E in in men che non si dica diventavi il 'puzzone' piuttosto che il 'figlio di un morto di fame' o, e questo costava davvero caro, il 'portasfiga'.

In quei tempi le chiacchiere correvano al bar, in piazza, persino in parrocchia. Anche se le cose si sussurravano a voce, i fatti venivano raccontati e non sempre si credeva a tutto. Non c'erano ad esempio registrazioni, non c'erano video. E poi c'erano stupore e pudore che caratterizzavano la prima reazione: 'No, davvero? Dai, mi stai prendendo in giro!'. E così spesso si faceva una prova, per toccare con mano, per vivere in prima persona, per avere la testimonianza diretta.

Quella era la vita di paese, del paese di ognuno di noi, del paese di tutti quelli che sognavano la metropoli, la città del nord, la città europea o altro ancora. Ma alla fine si diceva che 'tutto il mondo è paese', che ovunque si sarebbe trovata la stessa situazione. E, con poche eccezioni, in fondo era vero.

Oggi però i tempi sono cambiati e lo hanno fatto nei mezzi e nella velocità. Anche oggi 'tutto il mondo è paese', ma con un significato nuovo. Con la connessione digitale che ha quasi annullato lo spazio e il tempo, oggi tutto il mondo è paese. Un unico paese. Bar, parrucchieri, parrocchie e piazze sono stati sostituiti da Pagine Facebook, Gruppi Facebook, Gruppi Whatsapp, e altro ancora.

Così capita che anche oggi tutti prendono in giro i troll, ma in ogni luogo di aggregazione ecco che arriva lo scemo del villaggio, oggi scemo del mondo, che rende impossibile la discussione e disperde la sana aggregazione, spesso danneggiando chi gestisce la pagina o il proprietario del profilo. Lo scemo del villaggio prima ti rovinava mezz'ora della giornata, oggi ti rovina la vita sociale. Lo scemo del villaggio prima doveva fare il tragitto da casa al bar, oggi può rompere i coglioni stando comodamente seduto sul cesso.

E poi la velocità e le prove: un video, una foto, spesso un fotomontaggio. La notizia non si verifica, non si cerca testimonianza, diventa vera sul nascere e si diffonde quasi istantaneamente, laddove prima richiedeva anche anni di maturazione. E così la troia del paese diventa troia del mondo in un batter di ciglio. E in genere il bullismo diventa 'cyber', amplifica la sua portata e la sua velocità e se prima ti colpiva come un pugno sferrato da una persona, oggi ti colpisce come un treno TAV che sfreccia alla massima velocità, rendendo impossibile ogni reazione, ogni difesa, ogni tentativo di spostarsi e di evitare tutta quella merda.

E se prima bastava aspettare il momento giusto e cambiare paese per resettare tutto, oggi tutto il mondo è un unico paese e se vuoi resettare tutto l'unico cambiamento che vedi è il suicidio, il farla finita, nella migliore delle ipotesi l'abbandono della rete in attesa dell'oblio, anche se tutti sanno che 'se non ci sei non esisti'.

Nel mondo di oggi non esistono le seconde chance e se sbagli o se finisci nel mirino di qualcuno, virtualmente o realmente, devi smettere di esistere.