La diversità di chi combatte per l'uguaglianza degli altri

La discutibile scelta di Nichi Vendola: uno schiaffo agli italiani e alle comunità LGBT

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Considerazioni

Il caso di Nicola Vendola detto Nichi è un triste emblema dei tanti problemi delle leggi italiane. L'emblema dei privilegi sbagliati, delle sperequazioni, della frattura tra la gente uguale e la gente diversa. Perché davanti alla legge siamo tutti uguali, tranne pochi diversi. E non parliamo di quella diversità dichiarata che riguarda la sfera dell'orientamento sessuale, bensì di una diversità crudele, arrogante e malvagia.

Parliamo della uguaglianza degli operai, degli onesti lavoratori, di quelli che una volta erano chiamati padri di famiglia perché si sobbarcavano sulle loro spalle i problemi e le responsabilità della propria famiglia, quando la famiglia era patriarcale. Parliamo della uguaglianza delle operaie, delle oneste lavoratrici che hanno combattuto per il diritto di essere uguali, per riscrivere un ruolo che è quello della madre lavoratrice. Parliamo della uguaglianza di chi si è spaccato la schiena per 40 anni e ancora oggi è in attesa della tanto agognata pensione, che in molti casi è inferiore alla soglia di povertà. Parliamo di tutte quelle persone uguali tra loro, ma non ai diversi.

Parliamo della diversità di chi in un qualunque modo ha macinato guadagni e accumulato ricchezze superiori ad ogni umana aspettativa, almeno per le persone uguali. Parliamo della diversità di chi combatte per l'uguaglianza, però degli altri. Parliamo di quei politici, di qualunque bandiera vecchia e nuova, che prendono 10.000 euro al mese per organizzare in modo diverso la difesa dell'uguaglianza degli altri tra di loro.

Così capita che un Vendola qualsiasi, un uomo cresciuto a pane e comunismo, un difensore della uguaglianza degli altri, si rivela un diverso. Ma non come infelice riferimento ai suoi gusti sessuali, ma come meschina constatazione della fazione di cui fa parte. Perché diversamente dagli altri, con appena 7 anni e mezzo di contributi ha maturato il diritto a una pensione di oltre 5.000 euro a 57 anni, quando gli uguali al suo posto e con gli stessi contributi non avrebbero maturato nemmeno il diritto della pensione minima a 67 anni. Perchè diversamente dagli altri, con la sua carriera politica ha maturato un vitalizio di 5.000 euro l'anno, sempre alla tenera età di 57 anni.

Così, con una buona uscita di quasi 200.000 euro e con una pensione di fatto di 10.000 euro al mese a 57 anni, Vendola sottolinea la sua diversità. La grida al mondo, rivendicando che non ha rubato nulla. Certo, non c'è truffa, non c'è frode, ma c'è ingiustizia, c'è diversità, c'è l'arroganza di ritenere giusti quei privilegi. Una arroganza che oggi ha lui ma che un domani sarà anche di quei "non politici onesti", sappiatelo.

Ma non finisce qui. C'è un altro aspetto che non accetto. Non mi riferisco all'utero in affitto, pratica che non condivido ed ho spiegato numerose volte il perché, ma nella scelta di andare a vivere in Canada. Mi riferisco alle dichiarazioni di Vendola: "Fuggiti in Canada per garantire futuro e diritti a nostro figlio Tobia. Noi non vogliamo fare i testimonial di una battaglia di civiltà ma soltanto poter vivere in pace". Sono queste le parole di chi oggi ha un vitalizio per aver fatto battaglie ideologiche, di chi avrebbe il dovere morale di continuarle anche portando ad esempio la sua sfera privata. Perché alle lotte rinuncia, al vitalizio no. Dalle ingiustizie scappa, dal vitalizio si fa trovare.

E infine un ultimo aspetto: prende 10.000 euro di pensione, oltre 5.000 euro netti al mese dallo stato italiano e li spende in Canada? Fosse stato un privato, che prendeva una pensione proporzionata ai contributi versati avrei pensato che in fondo erano soldi suoi e li spendeva come voleva. Certo, sarebbe stato poco "patriottico", ma era un suo diritto. Ma se parliamo di un politico che prende una pensione e un vitalizio sproporzionati rispetto ai contributi versati e che rappresentano un costo puro per lo Stato in nome del suo impegno politico, pensare che vengono presi e nemmeno rimessi in circolo nell'economia nazionale mi fa incazzare.

Una ingiustizia dentro l'ingiustizia.

Ci convincono che la diversità sta altrove: nel tifo calcistico, nelle ideologie politiche, nella sfera sessuale. Ma la vera diversità è più crudele, arrogante e malvagia: è la diversità sociale che rende alcuni diversi da tutti gli altri. E così si crea una realtà diversa, con una etica e una giustizia diverse.

Ma non prendetevela con gli altri, prendetevela con chi sceglie e approva la diversità di chi combatte per l'uguaglianza degli altri.