Droghe e prostituzione: è giusto legalizzarle?

Dal proibizionismo alla legalizzazione passando per il restrizionismo: la giusta misura che spesso sfugge

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Considerazioni

Il tema della legalizzazione è un tema da sempre molto controverso che vede una netta frattura tra chi è a favore e chi è contrario. E vede anche differenze interne a seconda se parliamo di legalizzazione delle droghe, ad esempio, o di legalizzazione della prostituzione.

E' giusto distinguere i due temi? Ed è più giusta la legalizzazione o il proibizionismo?

Partiamo dalla prima risposta: distinguere i due temi è doveroso. Non basta avere un verbo in comune per dire che due problemi sono uguali. La prostituzione è una cosa, le droghe sono un'altra. La prostituzione coinvolge due persone in uno scambio soldi/prestazione senza ripercussioni su altre persone mentre il consumo di droga coinvolge chi decide di farne uso con inevitabili ricadute su chi gli sta a fianco. Inoltre la prostituzione può essere in un certo senso vista come un qualcosa che nasce da un istinto naturale e irreprimibile, la propensione sessuale - passate il termine - mentre il consumo di droghe è un qualcosa di più ragionato - passatemi anche qua il termine - e che inizia in genere da una scelta consapevole. E non storcete il naso su questa ultima affermazione, più avanti spiegherò meglio il concetto.

Analizziamo prima la prostituzione.

A livello sanitario, la prostituzione presenta solo rischi di contagio rispetto a malattie veneree o che possono essere trasmesse con lo scambio di sangue o di fluidi corporei. Se infatti escludiamo il rischio infarto - che può venire anche salendo le scale - non ci sono altri rischi con la pratica sessuale, a meno di giochi erotici di natura violenta, come ad esempio quelli basati sul soffocamento. Se invece guardiamo l'aspetto 'tecnico e civile', la prostituzione è una pratica di scambio tra beni - in genere soldi - e servizi di natura sessuale. Non me ne voglia nessuno, ma di questi scambi il mondo è pieno. Non facciamo i falsi moralisti e ammettiamolo: quante volte vediamo donne e uomini che stanno con un partner benestante per motivi che non appaiono esattamente legati a nobili sentimenti di amore? Anche quella è prostituzione, anche un innocente gioco tra moglie e marito con un regalo in cambio di una notte di fantasie sfrenate è, in un certo senso, una forma di prostituzione domestica. La prostituzione è più radicata nella natura umana di quanto si possa pensare, perché lo scambio fa parte del gioco in molti più casi di quelli che si può pensare.

La legalizzazione della prostituzione, se la guardiamo in questo modo, sembra una cosa scontata: le persone lo fanno, continueranno a farlo e la repressione servirà solo a sminuire la prostituta come persona, il che potrebbe portare ad un minor rispetto della donna soprattutto come partner sessuale. Al contrario, vivere l'appagamento sessuale come qualcosa di 'commerciale', come un servizio acquistabile, rende la prostituzione meno squallida e - almeno nella distinzione di genere - la donna "meno puttana, più escort". La legalizzazione inoltre non è un incentivo ad un maggior ricorso alla pratica ma è solo un arrendersi all'evidenza della naturalità della stessa. E nell'arrendersi a tale evidenza si possono ottenere diversi benefici: dal gettito fiscale al controllo sanitario. Basterebbe obbligare alla sorveglianza sanitaria gli 'operatori sessuali', definire i criteri di protezione obbligatoria e porre limiti severi alle pratiche erotiche, affinchè siano esenti da violenza e pericoli. Il tutto dovrebbe essere accompagnato da una legge severa per chi lavora abusivamente e per la prostituzione minorile - anche in assenza di consapevolezza dell'età dell'operatore sessuale - ma non è la legge in se che ci interessa in questo contesto.

Sul fronte delle droghe invece cambia tutto.

A livello sanitario, ad esempio, le droghe presentano gravi rischi, che spaziano dal pericolo - per se e per gli altri - di mettersi alla guida fino al rischio di overdose. Se guardiamo poi l'aspetto dell'esigenza, anche qui c'è una forte differenza con il "richiamo sessuale": l'uso delle droghe è sempre volontario, all'inizio. La prima volta la si assume per gioco oppure come valvola di sfogo; e già qui diventa una distrazione da metodi più efficaci e più corretti di affrontare un disagio, come può essere un consultorio o un supporto psicologico. Inoltre la droga causa dipendenza e assuefazione, per cui poco importa quale sia il motivo iniziale, alla fine resta solo un errore da cui non ci si riesce a liberare facilmente. Ancora, il drogato in crisi di astinenza tende a diventare violento e pericoloso per se per gli altri. La droga è innaturale, non è una esigenza interiore e il suo uso per qualsiasi scopo che non sia terapeutico è molto difficile da giustificare.

La legalizzazione della droga assume quindi un significato diseducativo: le persone così vengono spinte a pensare che assumere droghe non fa male, che non c'è nulla di male, che tanto una canna non uccide nessuno e se fosse legalizzata aumenterebbe il numero di persone che proverebbero almeno una volta. Eppure sono sempre più le persone che chiedono la legalizzazione, anche in Parlamento, cosa che mi lascia molto perplesso: quale è il messaggio di queste persone e delle istituzioni? Che drogarsi è un divertimento o peggio ancora un diritto?

E a tutti i cospirazionisti del "vietano la cannabis perchè ci puoi fare tante cose eco-sostenibili", rispondo: posso capire che la cannabis è versatile, che puoi farci le scarpe, posso capire che in alcuni - limitati - casi sia terapeutica o l'unico antidolorifico efficace, ma questo non può e non deve voler dire che farsi uno spinello sia giusto e da incentivare. Un po come il cemento: un conto è farci le case, un conto è farci i pilastri con le persone dentro!!!

Certo, qualcuno potrà obiettare che il fumo fa più male delle droghe o che l'alcool da gli stessi problemi. Tuttavia sfatiamo una cosa: le droghe fanno male come fa male il fumo e l'alcool, non è nulla di così salutista come si vuol far credere. Detto questo, sul fumo si è capito che la legalizzazione deve essere soggetta a limiti tant'è che - finalmente - è vietato fumare nei locali, negli uffici, in auto in presenza di minori. Tutte regole che padri e madri non seguivano perchè - inutile girarci intorno - l'uomo si ferma solo davanti alle regole e quasi sempre dopo averle violate almeno un pò. E anche con gli alcolici abbiamo test per misurare quanto hai bevuto e limiti severi ad esempio per non far guidare le persone che possono risentire alla guida del consumo di alcool. In entrambi i casi abbiamo avuto liberalizzazioni che poi sono state ristrette, e questo dovrebbe far riflettere.

Inoltre la droga la si assume per raggiungere uno stato di euforia, mentre con gli alcolici - almeno in genere - lo stato mentale raggiunto è un effetto collaterale e non primario. Manca cioè un motivo, il perché dover consentire l'assunzione di droghe, il perché dover accettare la consapevole ricerca dell'euforia e dello sballo. Ma se anche si volessero liberalizzare le cosiddette droghe leggere, se l'effetto è che si pensa che drogarsi fa meno male o peggio ancora fa bene, se passa il messaggio che è un ottimo antidolorifico o che tutti dovrebbero provare, se non c'è modo di inibire la guida a chi si fa uno spinello, e se non c'è una forte limitazione della liberalizzazione - quasi un ossimoro - allora è meglio non legalizzare nulla.

Infine consentitemi un corollario. Volendo generalizzare in tema di "liberalizzazioni", infatti, spero sia chiaro a tutti che nulla può essere legalizzato senza precisi limiti, con buona pace di radicali e liberalisti di qualunque estrazione sociale e politica!

Tenetelo sempre bene a mente!