Rivoluzione!!!

Dopo 300 anni e due guerre mondiali, ecco come potrebbe cambiare il mondo: la rivoluzione sociale della Politica Sostenibile

INTRODUZIONE

L'arte nella politica è la capacità di descrivere un'etica condivisa e condivisibile, di valorizzarla e difenderla attraverso modelli legislativi e sociali, nonché di assecondarne l'evoluzione senza mai tradire i principi fondamentali. Una politica senza etica è espressione di corruzione, così come un'etica senza politica è espressione di solitudine sociale. Per questo motivo, una formazione politica che voglia essere innovativa e giusta, deve assolvere al ruolo di collettore della propulsione al sociale dell'etica individuale ma al contempo deve indirizzare verso la difesa e l'esaltazione dei principi costituenti.

MISSION

Le ultime elezioni - Europee 2014, ndr - hanno evidenziato un dato fondamentale sull'astensionismo, che deve far riflettere sul fatto che esiste ormai una maggioranza dei cittadini non rappresentata. Ciò fornisce due importanti elementi di valutazione:
- la politica attuale, nell'intero ventaglio delle sue proposte unificate, non rappresenta adeguatamente la maggioranza dei cittadini
- esiste un bacino di elettori non legato ad alcuna delle proposte politiche esistenti, dunque potenzialmente pronto a sostenere una alternativa nuova, purché valida Questo non può che spingere nell'unica direzione di creare una proposta che possa rispondere adeguatamente a tali esigenze.

OSSERVAZIONI SU ALCUNE RECENTI PROPOSTE

Alcune recenti proposte (e.g.: Alternativa Libera) tradiscono l'assenza di una linea politica e di pensiero adeguatamente preimpostata e articolata. Sebbene questa scelta possa rappresentare il desiderio di proporre un incubatore politico libero da condizionamenti di sorta, questo rende l'impianto debole rispetto alla società attuale. In una società in cui le buone notizie sono sovrastate dalle "bufale", in cui le buone idee vengono vanificate dal dilagante analfabetismo funzionale, e in cui l'educazione dei pochi viene sovrastata dalla scorrettezza altrui, è impensabile che uno "strumento" privo di controllo possa alla lunga riempirsi di contenuti positivi e apprezzabili.

Non a caso, quando si parla di diffusione repentina dei contenuti, ad esempio sul web, si parla di viralità, un termine la cui accezione è sostanzialmente negativa. Per questo motivo una nuova proposta deve adoperarsi per adottare una struttura più partitica e con un preciso indirizzamento politico, nato possibilmente dalla condivisione di più persone, ma individuando un nucleo direttivo che almeno inizialmente e nei primi anni di vita possa essere garante del processo di crescita interna.

La nuova proposta, cioè, deve essere partito, non piattaforma. E solo come partito può proporre una reale novità, con un programma che possa definire un nuovo modo di concepire la politica e, soprattutto, la società.

SCOPO DEL DOCUMENTO

Lo scopo di questo documento è dunque quello di definire una possibile politica da adottare, possibilmente scalabile sia a livello europeo che a livello territoriale, nei limiti dell'applicabilità delle singole soluzioni.

COMUNICAZIONE E IMMAGINE

La comunicazione è fondamentale, al pari dell'immagine che si da di se. Per questo motivo sarà importante costruire una immagine quanto più fedele alle proprie idee e senza tentennamenti. Se da una parte si rischia di non ricevere approvazione su determinati contenuti, è anche vero che dall'altra parte si fornisce una alternativa concreta e chiara, in un momento politico di profonda trasformazione dei principali partiti e movimenti. Sono sufficienti pochi punti programmatici, purché gli stessi siano chiari, esposti con semplicità e determinazione. A tal fine, occorre sbilanciarsi anche su temi delicati ma di attualità, evitando l'approvazione finalizzata al mero consenso elettorale ma educando gli elettori verso una concezione più matura e responsabile della società. Perchè lo scopo non è ottenere il potere ma essere parte della crescita sociale.

Occorre non temere le critiche, ma è necessario che i contenuti diffusi siano approvati e definiti in modo chiaro e preciso, per garantire che i contenuti possano diffondersi senza distorsioni, strumentalizzazioni e senza fraintendimenti.

ECONOMIA

Nessun partito ad oggi ha mai messo in discussione il modello economico. La discussione spesso verte su chi debba beneficiare di eventuali agevolazioni, sugli strumenti da utilizzare, sugli interventi fiscali, ma mai sul modello economico attuale: l'economia di mercato. Senza dover ricorrere a teorie economiche forti o a prese di posizioni di difficile applicazione - una fra tutte l'uscita dall'Euro - si può e si deve attaccare un modello economico che sebbene dichiari di basarsi su un equilibrio tra domanda e offerta, in realtà trova applicati altri concetti inaccettabili:
- il liberismo incontrollato, inteso come comportamento individuale finalizzato al proprio ed esclusivo interesse, senza limiti di sorta
- il sistema economico, che consente l'accumulo indiscriminato di ricchezze, ovvero che giustifica il crearsi di situazioni di povertà
- il costo del lavoro, inteso come riduzione del guadagno e quindi come grandezza da ridurre E' intuitivo il fatto che in un mercato troppo libero si andrà nella direzione di abbattere il costo del lavoro, con un aumento delle ricchezze accumulate e un progressivo aumento della povertà anche tra la popolazione che lavora.

Al contrario, l'economia deve diventare sostenibile, deve basarsi cioè su un modello che va in una direzione di equilibrio accettabile, in cui una rete sinergica prende il posto della spietata concorrenza su risorse e ricchezze e in cui il benessere collettivo diventa un indice prestazionale di primaria importanza. Per questo motivo, una prima importante misura da portare avanti è la lotta al doping economico, ovvero a tutte quelle forme di aiuto, incentivi, defiscalizzazioni, etc. ad aziende e PMI. Se una azienda si basa su una idea adeguata al mercato, a parità di regole con le altre aziende, la riuscita dell'impresa dipende solo dalla capacità organizzativa e dalla qualità dei prodotti e della rete di vendita. E questi ultimi aspetti sono quelli che distinguono i bravi imprenditori da quelli meno abili. Affidare false speranze e il destino di famiglie ad imprenditori non abili e destinati al fallimento non solo è insostenibile, ma è anche destabilizzante per il mercato economico e del lavoro in genere.

Oggi, cioè, è normale che una società possa avere dividendi 4/500 volte superiori agli utili. Si prenda il caso di Eataly, che nel 2015 ha visto 47 milioni di dividendi distribuiti a 4 persone a fronte di 116.000€ di utili; nello stesso anno ci sono stati 200 assunti con il "Jobs Act", quindi con limitate garanzie.

LAVORO SOSTENIBILE

La sostenibilità economica non può che dipendere dalla sostenibilità del mercato del lavoro. Questa può essere garantita solo mediando tra i poteri di aziende e lavoratori, affinché nessuna parte disponga dei mezzi per danneggiare l'altra. L'insieme delle misure individuate e qui di seguito sintetizzate, costituiscono il Piano per il Lavoro Sostenibile e l'equità economica.

La popolazione lavorante è quadruplicata negli ultimi 50 anni; i principali motivi sono il raddoppio - nello stesso periodo - della popolazione, l'aumento delle aspettative di vita, l'aumento della popolazione femminile lavorante - la quasi totalità, contro ad una esigua parte di allora - e l'aumento dell'età pensionistica. In considerazione di ciò ci troviamo dunque di fronte ad una quantità di lavoratori quadruplicata a fronte di esigenze che crescono sub-linearmente, anche grazie alla crescente industrializzazione e informatizzazione. La sostenibilità del lavoro pertanto può essere raggiunta solo con la redistribuzione del lavoro, ovvero agendo sulla struttura del contratto di lavoro. A tal fine, i contratti devono essere unificati quanto più possibile e sicuramente tra pubblico e privato; supponendo di uniformare ad un tipico odierno contratto di 40 ore settimanali, il lavoro deve essere quindi progressivamente ridotto a circa 36 ore settimanali, con forte riduzione di straordinari e reperibilità e stringenti controlli ad aziende e dipendenti, se si vuole creare quel 10% di posti di lavoro mancanti. Perché è il lavoro che manca, non i lavoratori.

Devono quindi essere incentivati lo smart working e ogni forma di investimento sul benessere del dipendente da parte dell'azienda. Deve anche essere introdotto il salario minimo, per portarlo a 13€ con riferimento all'attuale costo della vita e ad un contratto di 36 ore e tredici mensilità. Per garantire la sostenibilità, le misure relative ad orario di lavoro e a salario minimo devono anche essere legate ad indici quali disoccupazione e costo della vita: all'aumentare della disoccupazione, ad esempio, deve ridursi l'orario di lavoro senza intaccare lo stipendio; al contrario, se la disoccupazione scende sotto la soglia fisiologica dettata dalla flessibilità volontaria e dai tempi tecnici di inserimento nel mondo del lavoro, allora l'orario di lavoro deve essere aumentato con aumento proporzionale degli stipendi. A fronte delle variazioni dettate dal Lavoro Sostenibile, le aziende potranno ovviamente rivalersi sul costo dei beni e servizi; ovviamente questo determinerebbe un aumento anche del salario minimo - per la parte relativa ai beni essenziali - fino al raggiungimento dell'equilibrio del mercato. Questo è il motivo per cui lo stato non deve praticare il doping economico, per evitare di rallentare il processo di raggiungimento dell'equilibrio.

Un effetto piacevolmente collaterale della diminuzione dell'orario di lavoro è l'aumento del tempo libero e quindi del benessere e della soddisfazione individuale, che potranno a loro volta determinare un maggior investimento in attività capaci di creare un valore aggiunto artistico e culturale, per un rilancio sociale e civico collettivo, senza contare un maggior aumento della possibilità di spesa in aggiunta alla rinvigorita capacità della stessa.

Infine, vanno posti seri limiti etici alla industrializzazione, soprattutto negli allevamenti e nelle coltivazioni, affinché la dimensione industriale non metta a rischio la qualità degli stessi e la salute delle persone, evitando pratiche non adeguatamente sperimentate e che, intuitivamente, possano introdurre o aumentare fattori di rischio, come gli OGM, l'uso di pesticidi e farmaci, etc.

DIRITTO AL LAVORO E DOVERI COMUNITARI

Tutti i cittadini hanno il diritto ad esercitare una professione ma tutti hanno il dovere di garantire il proprio apporto alla comunità. Per tale motivo, è previsto un piano di contrasto alla criminalità e alla povertà e finalizzato ad un rapido inserimento nel mondo del lavoro e nella comunità, che prevede un impegno sociale e formativo da parte del cittadino a fronte della garanzia di soddisfacimento delle esigenze primarie, denominato Le 5C. In particolare, per i cittadini in età da lavoro, disoccupati e non impegnati nell'avanzamento degli studi secondo la classificazione EQF ovvero non in regola con le iscrizioni e con il piano didattico, è previsto l'impegno in attività di formazione professionale e di lavori socialmente utili in misura non inferiore alle 20 ore settimanali, a fronte di garanzie di base quali la casa, il cibo e le cure.

EURO O RITORNO ALLA SOVRANITÀ MONETARIA?

Quello della moneta è un argomento che a tratti abbandona la scena politica, a tratti torna protagonista. In ogni caso, è necessario avere una posizione chiara e possibilmente inattaccabile, indipendentemente dal momento storico e sociale. Per questo motivo, la moneta va svalutata e privata di un valore che possa rendere una soluzione migliore o peggiore dell'altra, con un concreto vantaggio per il cittadino. Questo è possibile riconoscendo alla moneta il suo effettivo significato: misura del valore.

In una società che riconosce la centralità di beni e servizi anche nei suoi primi articoli della Costituzione, ciò può essere garantito esclusivamente vincolando la moneta alla effettiva fruizione degli stessi. Applicando le misure previste nel Lavoro Sostenibile e in particolare agganciando il salario minimo ad un paniere definito adeguatamente e sulla base delle esigenze imprescindibili e lasciando che il mercato trovi il suo equilibrio, la moneta smette di essere strumento capace di influenzare l'economia e conserva la sua funzione di mero mezzo di scambio.

SEMPLIFICAZIONE DEI TRIBUTI E LOTTA ALL'EVASIONE

La pressione tributaria dovrà essere ridotta e semplificata, così come dovrà essere garantita l'equità e la gradualità delle tasse, come da principi costituzionali. A tal fine, dovranno essere eliminate tutte le tasse di scopo, quali canone della televisione, bollo auto, etc. Nel caso del canone, ad esempio, il diritto all'informazione è oggi universale e non può essere soggetto ad arbitrio e tassazione; all'eventuale spesa di gestione del servizio si dovrà dunque far fronte con la tassazione ordinaria, che segue già un modello progressivo. Allo stesso modo, la tassa di possesso dell'auto collide con il diritto alla proprietà privata e ancor più con le esigenze fondamentali di una famiglia, laddove l'autoveicolo non è di lusso, mentre le accise sul carburante garantiscono una adeguata progressività. Seguendo i principi impliciti in questi due esempi, ogni altra forma di tassazione dovrà avere una giusta natura e collocazione, come ad esempio la tassa per la gestione dei rifiuti e di altri servizi comunali. Vanno abolite invece le tasse scolastiche.

Per garantire il gettito fiscale necessario a far fronte ai servizi statali e per garantire equità di trattamento fiscale, saranno messe in campo tutte le misure necessarie al contrasto dell'evasione fiscale, essendo evidente che una drastica riduzione di tale fenomeno consentirebbe uno sgravio fiscale e tributario per aziende ed individui capace di sopperire ai tributi cancellati, ridotti o riformulati.

Un capitolo importante è da riservare all'IVA. L'IVA va abolita in quanto generalmente ricade su chi non può scaricarla, cioè sul consumatore finale. I soldi che il consumatore spende nell'acquisto dei beni sono soldi già tassati e quindi è sbagliato ritassarli all'atto di un acquisto. Tale tassazione infatti spinge a cercare diverse forme di utilizzo del denaro, costituendo un freno al flusso economico e quindi al reddito che ne è espressione.

Al contrario, dovranno essere tassati i risparmi, eventualmente oltre una certa soglia; la tassazione supplementare - oggi rappresentata dall'IVA - va cioè applicata al denaro che si ferma dove non serve e che, di conseguenza, rischia di non arrivare dove serve; un pò come rimuovere un coagulo di sangue da una vena per evitare che possa ostruire la corretta circolazione sanguigna danneggiando il corpo. Ogni cittadino dovrà quindi pagare una tassazione di base sul proprio reddito più una tassazione supplementare per ciò che non rimette in circolo, sotto qualsiasi forma.

AZIENDE STATALI: NORME PER IL RIASSETTO ORGANIZZATIVO

Lo stato, inteso come rete di cittadini, deve essere sempre un passo avanti rispetto alle iniziative private e deve anzi essere di ispirazione ad esse. Per tale motivo e a tale scopo, occorre introdurre dei vincoli organizzativi da applicare alle aziende statali, capaci di disegnare assetti funzionali e ottimizzati rispetto a ruoli, mansioni, costi e inquadramento. Occorre cioè definire delle forbici economiche tra gli emolumenti relativi ad ogni livello contrattuale ma anche precise limitazioni di organigramma. Ad esempio, non si potranno avere nella PA e nelle aziende a controllo statale interi reparti formati solamente da un dirigente o da personale dirigenziale, essendo evidenti i limiti teorici e pratici di simili soluzioni.

L'obiettivo deve essere anche quello di validare sul campo un modello da poter esportare nelle aziende private senza ingenerare infondati timori di totalitarismo. Se i modelli saranno funzionali, infatti, sarà più ingiustificabile assistere ad aziende che non si autoregolamentano sui modelli adottati nella PA che assistere ad un intervento correttivo da parte del Governo.

INPS, INAIL E INAS

Vanno tutelati e rafforzati i concetti di previdenza sociale, tutela della salute dei lavoratori e assistenzialismo. In particolare, mentre nessuna azione particolare è richiesta per l'INAIL, si chiede di epurare dall'INPS ogni forma assistenziale e di lasciare all'istituto il solo ruolo previdenziale. In particolare, è richiesta l'individuazione di un criterio unico da applicare al calcolo degli assegni pensionistici e dell'età minima per il pensionamento. Il calcolo dovrà necessariamente tenere conto dei contributi versati e si dovrà applicare la risultanza del calcolo a tutti, con un piano di riallineamento al reale diritto da completare entro 5 anni. Dovranno essere messe in campo tutte le misure necessarie per garantire una età pensionabile non superiore a 65 e anni con un assegno pensionistico pari all'80% dell'ultima busta paga con riferimento ad un lavoratore con 30 anni di servizio e una progressione degli emolumenti in linea con l'attuale media nazionale.

E' richiesto quindi di istituire un INAS - Istituto Nazionale per l'Assistenza Sociale che si faccia carico di ogni problematica assistenziale, dagli inabili al lavoro all'integrazione della pensione rispetto a criteri di minimo salariale e pensionistico. L'INAS, in modo analogo all'INAIL, sarà finanziato in parte dallo stato e in parte dalle aziende che dovranno partecipare con quote per la cui determinazione dovranno essere considerati adeguati indici, al cui crescere diminuiscono le quote, tra cui:
- rapporto tra costo del lavoro e ricavi
- rapporto tra costo dei lavoratori in categoria protetta e costo totale dei lavoratori

Per far capire il funzionamento dell'INAS prendiamo come esempio la recente proposta di Tito Boeri per l'introduzione di contributi a favore dei disoccupati over-55. Boeri voleva introdurre queste misure a carico dell'INPS e quindi a totale carico di lavoratori e pensionati. Con l'INAS invece eventuali misure di questo tipo ricadrebbero nella sua gestione e quindi in gran parte a carico delle aziende; in tali casi si andrebbe ad aggiungere come indice di partecipazione della aziende anche il rapporto tra costo dei lavoratori over-55 e costo totale dei lavoratori, con tutte le positive conseguenze del caso.

AIUTI ALLE FAMIGLIE E INCENTIVI ALLA NATALITA'

L'Italia è uno tra i paesi al mondo con la più bassa natalità. Tale caratteristica determina tra l'altro un sempre maggior aggravio a carico del sistema di previdenza sociale e del mondo del lavoro, essendo minore il ricambio generazionale ed essendo quindi sempre più bassa la contribuzione all'INPS. Per questo motivo, si propone in luogo delle varie misure una-tantum una misura strutturale a vantaggio della famiglia e in particolare della famiglia virtuosa, con una riduzione dell'età minima a fronte di un adeguato numero di figli in grado di produrre un adeguato reddito. In particolare, si ipotizza una riduzione dell'età minima pensionabile fino a 3 anni non computati nel calcolo dell'assegno pensionistico, e in particolare di un anno per ogni figlio (e per un numero massimo di 3) che abbia una continuità contributiva di almeno 3 anni negli ultimi 5 precedenti il compimento della presunta età minima ridotta e con un reddito superiore a quello medio; la riduzione di un anno per figlio viene dimezzata se il genitore supera il triplo del reddito medio.

In genere – vedi semplificazione dei tributi o misure di smart working e lavoro sostenibile – andrà messa in campo ogni iniziativa finalizzata a garantire ad un genitore la conciliazione tra esigenze lavorative e familiari, nonché atta a ridurre, se non ad eliminare, ogni aggravio di spesa sui figli, soprattutto in ambito tributario, come già proposto in materia di tasse scolastiche.

DIRITTO ALL'ABITAZIONE

L'abitazione, prima che una potenziale rendita, è un diritto. La proprietà privata va tutelata, ma quando si eccede nella direzione dell'accumulo di ricchezze, si va contro la direzione indicata dall'economia sostenibile. Per tale motivo vanno messe in atto tassazioni progressive tali da contrastare efficacemente l'accumulo di immobili nei confronti di pochi proprietari. Misure efficaci vanno anche poste in essere per un maggior controllo degli affitti, considerando che l'assenza di beni e servizi realmente prodotti contrasterebbe ogni ulteriore forma di regolamentazione.

IMMIGRAZIONE

Sul fronte immigrazione è proposto un Piano di accoglienza e integrazione territoriale e sociale a livello europeo che prevede, tra l'altro, una stringente attuazione delle norme vigenti in tema di rapporti internazionali, con procedure d'ufficio verso i paesi la cui provenienza è sufficiente al riconoscimento del diritto di asilo. E' prevista l'istituzione di un registro internazionale degli immigrati a scopo di controllo e verifica, nonché per attuare una redistribuzione sul territorio europeo sulla base di indici capacitivi sia in termini territoriale che in termini di reale possibile integrazione. Sono definite precise norme di comportamento e di responsabilità per la conservazione del riconoscimento dell'asilo politico e anche un iter di inserimento nel mondo del lavoro.

Da notare che le misure previste nel piano destinato all'immigrazione si intrecciano con le misure previste per il lavoro sostenibile. In particolare, l'immigrato non sarà più visto come concorrente nel mercato del lavoro ma al contrario una forte ondata di immigrazione potrebbe portare ad una riduzione dell'orario di lavoro. Questo particolare effetto collaterale comporta a carico delle aziende una soglia di non convenienza oltre la quale è preferibile investire economicamente in paesi stranieri.

UE, PIIGS E POLITICA EUROPEA

L'unione economica tra paesi, da un punto di vista esclusivamente teorico rende il mercato più stabile rispetto alle perturbazioni. Ma se alla base non c'è una intesa anche sul piano legislativo, si ottiene il risultato opposto. Per questo motivo in ambito europeo occorre chiedere il riconoscimento delle idee politiche, dalla sostenibilità economica e del lavoro, alle misure per l'immigrazione.

Laddove l'Unione Europea non volesse riconoscere l'opportunità del cammino indicato, sarebbe da valutare una scissione dei cosiddetti PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna) basata sull'unione degli intenti programmatici qui descritti e sulla possibilità di definire una propria moneta che garantisca e tuteli i cittadini all'interno dei territori di competenza. Tale soluzione sarebbe sicuramente fattibile dal momento che nessuno dei paesi possiede risorse sufficienti alla propria sopravvivenza ma che tali paesi, tutti assieme, riuscirebbero a sostenere le esigenze complessive dei propri cittadini.

L'idea prevede anche l'applicazione di un dazio - equivalente e sostituzione dell'attuale IVA - per gli acquisti effettuati presso soggetti la cui fiscalità non ricade in Italia (o nella nuova unione di stati), con veicolazione dei pagamenti attraverso sistemi di remote banking che applichino il prelievo fiscale direttamente all'atto del pagamento. In parole povere, fino a quando l'economia interessa paesi che adottano i criteri di sostenibilità non ci sono balzelli supplementari, ma laddove dovessero affacciarsi nuovi competitor che traggono forza di mercato dalla non osservazione dei principi di sostenibilità - ovvero dallo sfruttamento - questo garantirebbe comunque una entrata da destinare alle misure sociali.

NATO E POLITICA ESTERA

L'Italia deve rivendicare la centralità geografica e strategica nel suo ruolo all'interno della NATO. Per tale motivo, l'Italia dovrà pretendere il riconoscimento di un ruolo di primaria importanza per tutte le decisioni e per la direzione delle operazioni che riguardano l'area del Mediterraneo e che vedono coinvolte le sedi NATO sul territorio italiano. Ancora, dovrà essere garantita all'Italia la totale copertura dei costi derivanti da tali sedi e l'applicabilità delle leggi italiane per il personale NATO stanziato in Italia e per ogni accadimento sul suolo italiano.

Dovranno anche essere rese più severe le misure – e.g. embargo – verso i paesi che non garantiscono la sicurezza e la democrazia al proprio interno mentre dovranno essere evitate prese di posizione verso le parti di paesi interessate in conflitti interni, come ad esempio nel caso del conflitto israeliano-palestinese.

RELIGIONE

Il diritto umano alla pratica religiosa è difeso; tuttavia viene evidenziata e tutelata la natura laica dello Stato e dei suoi enti. A tal proposito, dovrà essere abolito il prelievo dell'8 per mille, dovrà essere reintrodotta la tassazione sugli immobili destinati al culto e non sarà più sostenuto l'insegnamento religioso nelle scuole, così come sarà vietata l'esposizione e l'uso di simboli religiosi negli uffici pubblici. Al contrario, saranno incentivate le scuole capaci di offrire contesti religiosamente asettici. Mentre il diritto umano è difeso, non si riconosce invece il diritto sociale o civile: usi e costumi delle religioni, in nessun caso, possono interferire con osservanza e applicazione delle leggi o con le attività lavorative, e questo paradossalmente proprio per garantire una reale e piena integrazione a prescindere da ogni aspetto di natura religiosa. Lo stesso "matrimonio religioso", per fare un esempio, non avrà alcun valore civile e la stessa ufficializzazione del protocollo civile non potrà essere demandata a ministri di culto e in particolare allo svolgimento in luoghi di culto.

EVENTI SPORTIVI, RELIGIOSI, ETC

Calcio, giubileo e concerti sono alcuni esempi di eventi con elevato impatto a livello di servizi, ordine pubblico, caos urbano, etc. Nessun ente, dalla squadra di calcio al Vaticano, alla Rock Star del momento può disporre dell'infrastruttura cittadina in modo indiscriminato e quindi è necessario che ogni manifestazione che abbia impatti a livello nazionale, sia pure di sola sicurezza, debba essere preventivamente autorizzata. Inoltre, per assicurare si che tutto si svolga senza ricadute sulla popolazione, è necessario predisporre laddove applicabili dei piani di investimento su sicurezza, trasporti e ogni altro aspetto impattato a fronte della manifestazione il cui costo deve essere sostenuto dall'ente promotore e dai suoi sponsor.

TUTELA DEL CITTADINO E ENTI CONSILIARI

Dovrà essere messa in campo ogni iniziativa a difesa e tutela del cittadino. A tal fine, dovranno essere rivisti gli enti indipendenti e consiliari come il CNEL o l'Autorità Garante della Privacy – per citare alcuni esempi - e dovranno essere riformulati in modo da garantire una effettiva utilità. Con l'abolizione del Senato, che di fatto diventa una sorta di "Consiglio nazionale delle regioni" e la conseguente riduzione del numero dei parlamentari, diventa essenziale disporre di comitati tematici a supporto o in sostituzione delle commissioni parlamentari, formate dalle giuste rappresentanze delle parti sociali e che forniscano pareri su tutti e soli i temi di diretto interesse, quali lavoro, salute, privacy, etc.

Tali enti consiliari, apartitici, dovranno sempre esprimere un parere - non vincolante - sulle misure varate dal Governo per quanto nella sfera di pertinenza e, similarmente a quanto già previsto per il "nuovo Senato", potranno presentare proposte di modifica alle leggi che la Camera dovrà valutare se accogliere o rigettare entro il termine perentorio di 20 giorni.

Un esempio di azione semplice a tutela dei consumatori che potrebbe essere messa subito in campo è il PARR - Privacy Agreement Reset Registry.

Un altro importante esempio di ambito in cui è richiesto un ente consiliare riguarda il settore scientifico e in particolare la salute. Negli ultimi anni si è potuto assistere al degrado informativo e legislativo in tale campo, con le varie sentenze sul caso Stamina – in alcuni casi i tribunali hanno obbligato alla somministrazione del "metodo" nonostante fosse già evidente che c'erano gravi lacune e rischi per la salute!!! – o ancora sul tema dei vaccini. Per tale motivo è essenziale fornire al cittadino ma anche a giudici e parlamento, enti affidabili a cui potersi rivolgere per avere pareri attendibili.

DEMOCRAZIA: DIRETTA, PARTECIPATA O RAPPRESENTATIVA?

Se si riuscisse a mettere in campo ogni ipotesi qui presentata, e se il modello rispondesse per come atteso con un aumento - almeno inizialmente - esponenziale del livello di cultura, di auto-coscienza e di responsabilità, si potrebbe quindi introdurre, in tutto o in parte, l'unica reale forma di democrazia attualmente ipotizzabile, la Democrazia Aleatoria. Il modello democratico proposto, come analizzato nel libro - che può essere liberamente e gratuitamente consultato - nasce infatti dall'analisi di tutti gli errori e i paradossi presenti nelle varie forme democratiche e di espressione del voto.

E' ovvio che la reale democrazia è un bene solo se è, neanche a dirlo, sostenibile. Cioè solo se tutti hanno coscienza nelle decisioni e nelle proprie azioni. Cioè il potere fa cose buone solo se è in mano a persone buone. Per questo è essenziale partire da un buon programma e da una giusta etica, per formare un buon popolo e lasciarlo libero di crescere e governare!!!